Parrocchia di Calvene


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Don Claudio Gioppo è tornato al Padre



Don Claudio nasce il 28 novembre 1937 a Chiuppano. Entrato nella famiglia salesiana (Ispettoria Salesiana “San Marco”), dopo la formazione a Trento viene ordinato sacerdote dal Vescovo Girolamo Bortignon a Monteortone il 18 marzo 1967. Celebra a Calvene, dov’era cresciuto, la sua prima Messa e da subito si impegna accanto ai giovani.

Figura carismatica, grazie all’incontro con don Aldo Parisio, capo servizio assistenza spirituale del 4° Corpo d’Armata Alpino, col permesso dei Superiori e a seguito dell’incarico ricevuto dall’Ordinario militare, diventa cappellano militare con la missione di seguire le giovani leve alpine, assistendole spiritualmente in diverse caserme. Frequenta un corso di specializzazione, prima a Bolzano e poi a Pisa, diventando un alpino paracadutista.

«Quando sono arrivato, i ragazzi mi prendevano in giro perché mentre loro si lanciavano io restavo a terra a guardarli. Così ho frequentato il corso di paracadutismo per civili, che poi ho convertito in brevetto militare quando nel 1981 mi hanno trasferito alla scuola militare di paracadutismo di Pisa». «Mi ricordo ancora il primo lancio a Pisa. Invece dei soliti 1.200 metri cui ero abituato mi hanno portato a quota 3.000 e mi hanno detto di lanciarmi. A un certo punto mi sono ritrovato a fluttuare sopra le alpi apuane innevate e quando sono arrivato a terra mi hanno fatto una grande festa, perché finalmente avevano un cappellano che si lanciava come loro. D’altro canto ero un’eccezione, non c’erano altri preti paracadutisti come me».

Lo stretto contatto con la vita di compagnia e l’attività addestrativa ne affina la preparazione tecnica di roccia, sci, lanci in alta montagna ed ascensioni impegnative, concluse sempre con la celebrazione della S. Messa e la recita della sua Preghiera dell’alpino paracadutista. Nel frattempo aveva ottenuto i brevetti di Direttore di lancio, Ripiegatore e Aviorifornitore con centinaia di lanci alle spalle.

Ombra costante dei paracadutisti, ai quali forniva ascolto e comprensione, è stato un punto di riferimento fondamentale nel 1991 in Kurdistan, per il gruppo tattico dei parà della Folgore impegnati nella missione di soccorso umanitario Italfor Airone, ricevendo l’anno successivo la croce di bronzo al merito dell’Esercito dal Presidente F. Cossiga.

«Una delle esperienze più belle della mia vita. Ogni mattina andavamo al campo curdo per portare generi di prima necessità e far trascorrere ai profughi alcune ore di spensieratezza con giochi e canzoni; con loro cantavamo la versione curda di “O sole mio”».

Lasciata la Folgore nel 1992, si porta al Comando artiglieria missili di Padova, poi a Mantova ed infine ritorna dove tutto ebbe inizio, a Bolzano. Dopo una parentesi di tre anni come cappellano militare per la Marina, il 28 novembre 1999 si congeda col grado di tenente colonnello e torna nella comunità salesiana di Schio.

Energico e inarrestabile, dopo l’esperienza militare matura la decisione di diventare prete secolare: per questo motivo chiede e ottiene l’esclaustrazione canonica dai salesiani, nel frattempo prestando servizio nelle parrocchie di Zugliano, Calvene, Chiuppano, Lugo, Fara e Grumolo. L’8 settembre 2008 viene incardinato nella diocesi di Padova e nominato collaboratore a Mortisa di Lugo di Vicenza e per la zona di Zugliano. Nel novembre 2011 viene nominato collaboratore nelle parrocchie di Rozzampia e Santo di Thiene. In occasione degli Esercizi spirituali annuali, mantiene i contatti con i salesiani a Monteortone e allo stesso tempo non manca ai raduni degli alpini o alle commemorazioni dei caduti in guerra.

Don Claudio era persona cordiale, alla mano e di facile relazione. Il carattere battagliero andava di pari passo con una semplicità bella e disarmante, con una grande e discreta generosità, con la piena disponibilità al servizio pastorale e una grande passione per il territorio locale. Lo caratterizzavano la cordialità, l’autencità e l’immancabile sigaretta e davvero apprezzabili risultavano il suo modo di celebrare l’Eucaristia e di spezzare la Parola oltre che la fraternità con i preti. Negli ultimi tempi lo si era visto più affaticato, dopo una vita spesa tra terra, cielo e mare al servizio dei giovani e, infine, delle comunità cristiane.

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